I calcolatori della seconda generazioneI calcolatori della terza generazione


I primi calcolatori, costruiti con valvole termoelettriche, avevano grandi dimensioni e assorbivanowpe27706.gif (86503 byte) centinaia di kilowatt di energia elettrica emettendo, di conseguenza, un' enorme quantità di calore che doveva essere eliminato con adeguati impianti di raffreddamento. Inoltre la connessione tra tutte le valvole richiedeva chilometri di fili, in cui potevano verificarsi facilmente dei guasti rendendo così i calcolatori inaffidabili.
Un passo avanti venne fatto con l' invenzione del transistor avvenuta nel 1947 da tre scenziati del Bell Telephon Laboratories, J. Bardeen, W.H. Brattain e W. Shockley, ai quali nel 1956 fu conferito il premio Nobel. La messa a punto del transistor richiese circa dieci anni, esso era 1000 volte più potente delle valvole, più economico, ed era praticamente indistruttibile.
Le sue potenzialità furono comprese subito dall'azienda giapponese "Sony", sfruttandolo al meglio grazie anche alla sua continua miniaturizzazione che permise a molta gente, per esempio, di ascoltare la musica con radio portatili. Il transistor permette di aumentare l'energia di un segnale elettrico; nei circuiti digitali è simile ad un interruttore che, sfruttando particolari fenomeni fisici che avvengono in materiali semiconduttori con silicio opportunamente trattati, regola l'intensità di una piccola corrente elettrica. Uno dei principali scienziati che contribuì alla ricerca sui semiconduttori fu l'italiano Federico Capasso.
Ebbe così inizio la seconda generazione dei calcolatori, più piccoli, più economici e soprattutto più affidabili.
Agli inizi degli anni sessanta l' ingegnere americano J.K. Kilby, della Texas Instruments, inventò il circuito integrato, un dispositivo capace di raggruppare su piccole superfici al silicio un gran numero di componenti elettronici.
Inizia cosi la realizzazione dei calcolatori della terza generazione ancora più compatti, economici ed affidabili.

Torna